Lettera da Kathmandú

Cari amici, vi mando qualche notizia sul mio soggiorno a Kathmandu, che è iniziato una decina di giorni fa. Non è stato un periodo semplicissimo per me, nonostante la mia grande gioia di tornare in questa terra dopo due anni. Ho avuto un fortissimo mal di denti, che mi ha costretto a prendere antidolorifici e antibiotici per una settimana. L’altro ieri per fortuna il dentista ha potuto estrarmi uno dei due denti rovinati e oggi finalmente sento di aver recuperato la mia forza fisica e mentale.

La cosa più bella che ho fatto è stato offrire un contributo in denaro per gli studi di 13 ragazzi.

Ho voluto fare subito questa donazione perché spesso la spesa per gli acquisti di lavoro è molto alta e il rischio era di avere meno disponibilità liquida. L’incontro con le famiglie dei ragazzi mi ha restituito energia e pensieri positivi: avere la possibilità di aiutare qualcuno è un grande dono che si riceve, non solo che si dà. In questi giorni di malessere mi sono sentito spesso nervoso e certe situazioni di lavoro mi hanno esasperato: i prezzi degli oggetti artigianali e delle campane sono aumentati in modo inverosimile.

Il commercio ha subìto un gravissimo danno a causa del covid e i venditori cercano di recuperare le perdite gonfiando i prezzi di vendita. La città è come sempre affollata e gli ambienti pieni di gente che ha ripreso le attività artigianali. È impossibile mantenere le distanze sociali in una città come Kathmandu dove il contatto fisico è naturale e fa parte della cultura commerciale. Ci sono laboratori di 50mq dove lavorano 30 persone, con piccole finestre e nessuna igiene. Ma l’emergenza sembra essere passata, si vive in generale in un clima piú rilassato e questo permette una maggiore naturalezza nei rapporti con le persone.

Per fortuna i villaggi di montagna, rimasti del tutto isolati durante la fase più critica della pandemia, sono stati solo sfiorati dal virus. Tra pochi giorni qui ci sarà una festa annuale molto importante e antica, il Dashain, che celebra la dea Durga e durante la quale si bloccheranno gran parte delle attività lavorative; per questo ho cercato di fare le mie ricerche per l’acquisto del materiale il più in fretta possibile.

Alcuni di voi mi hanno chiesto preghiere.. Non dimentico queste richieste, che anzi, sono le più importanti per me. Chi mi chiede di pregare si affida a me e io sento un obbligo morale verso di lui. Nei prossimi giorni prenderò contatto con i monaci per organizzare una grande puja per tutti quelli che hanno sofferto in questi due anni: per la malattia o la morte, per la paura, per la povertà materiale e spirituale, augurandoci di poter invertire tutto questo in una direzione che possa portare luce e speranza per tutti.

So che potrò contare sulla vostra vicinanza di pensiero e di cuore.

Tashi delek Thonla

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